martedì 26 maggio 2009

L'estetica di zerkalo.teatro

zerkalo.teatro nasce dall'esigenza di praticare un teatro-cinema capace di ibridare le forme teatrali classiche mescolandole con il discorso della multimedialità e con altre strutture narrative proprie dei nuovi linguaggi, senza però abbandonare del tutto la scrittura drammaturgica. In questo senso, zerkalo.teatro intende porsi nel variegato panorama teatrale italiano in una posizione intermedia tra il teatro di parola e le declinazioni postmoderne della ricerca teatrale, recuperando così il concetto e il ruolo di REGIA, allargando sì il suo raggio d'azione alla multimedialità senza cedere nell'estetismo sterile di certo teatro, rapportandosi alla tèchne nella convinzione che l'etica deve sempre precedere l'estetica.
Il Suono e l'Immagine sono gli elementi cardine che zerkalo.teatro fa interagire con la Parola per cercare nuove possibilità narrative, in direzione di una concezione totalizzante dello spettacolo come esperienza multisensoriale: attraverso l'impiego di tecniche come la spazializzazione del suono, lo zoom sonoro, la creazione di soggettive e piani-sequenza teatrali, la proiezione olografica e il fuori-campo sonoro, visivo e olfattivo, si vuole rafforzare le possibilità narrative del teatro, costruendo lo stesso come una partitura precisa in cui ogni elemento di significazione sta in un rapporto dialettico o non dialettico con l'altro, producendo talvolta un'eccedenza del Senso, tal'altra un vuoto, un'ambiguità, una discontinuità del Senso.
Elemento cardine di tale Senso, è e rimane l'attore. A differenza del cinema, in cui l'attore è parte di un'immagine che esiste indipendentemente da lui, il teatro è lo spazio del pensiero che si visualizza solo e soltanto per mezzo dell'attore. Ciò si traduce in un indebolimento della struttura scenografica a favore di questa centralità dell'attore, dal quale parte tutto il procedimento di creazione del Senso e che è pensato come soggetto cosciente del procedimento creativo.
Andare verso la concezione dello spettacolo come esperienza multisensoriale, equivale a recuperare la dimensione fenomenologica del teatro, cioè la dimensione dello spettacolo inteso come visione che si offre alla percezione dello spettatore, compiendosi pienamente nello spazio della sua mente: la dimensione del vedere-teatro, della percezione come esperienza soggettiva inalienabile, che lo spettatore compie in prima persona pur stando in mezzo agli altri. E' in virtù di tale soggettività della percezione, che essa si connota come ambigua e frammentaria, procede per sottrazioni e inabissamenti sottraendosi alla pretesa di oggettività. Il risultato è una molteplicità delle visioni piuttosto che una convergenza dove tutti sono d'accordo.

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